“La Lettura” sul set de “Il Colibrì”

La Lettura (inserto del Corriere della Sera) è andata sul set, in provincia di Roma, del film tratto da “Il Colibrì” romanzo di Sandro Veronesi, premio Strega nel 2020, 300.000 copie vendute e tradotto in 25 lingue (Ed. La Nave di Teseo).

Il film, diretto da Francesca Archibugi, prodotto da Fandango con Rai Cinema, vede coinvolto un cast stellare.
A interpretare il protagonista Marco Carrera, il “Colibrì”, Pierfrancesco Favino, Nanni Moretti nel ruolo dello psicoanalista Carradori e Kasia Smutniak in quello di Marina Molitor.
Nel ruolo di Luisa Lattes, il grande amore di Marco Carrera, Berenice Bejo.
Laura Morante e Sergio Albelli sono i genitori di Marco, nel ruolo della sorella Irene Fotinì Peluso e in quello del fratello Giacomo Alessandro Tedeschi.
Benedetta Porcaroli è invece Adele, la figlia di Carrera e a interpretare “l’Innominabile” Duccio, Massimo Ceccherini.

PierFrancesco Favino nei panni di Marco Carrera – foto di Enrico De Luigi

Lo stesso Sandro Veronesi parteciperà al film con un cameo, ed è proprio in occasione della sua scena che è stato possibile incontrarlo e intervistarlo insieme alla regista, Domenico Procacci e gli sceneggiatori Laura Paolucci e Francesco Piccolo.

Laura Paolucci, Francesco Piccolo, Sandro Veronesi – Foto di Enrico De Luigi

Sandro Veronesi:Non pensavo di aver fatto una cosa così grossa. In un romanzo metti tutto quello che vuoi, non pensi che ci siano cose reali, invece poi vieni qua è tutto è vero. È come sgranare i piselli : apri il guscio e dentro c’è un sacco di roba. Quando scrivo per me è tutto perfetto , molte cose non le devo nemmeno dire perché il patto con il lettore è quello: se c’è qualcosa che non va te lo dico . Non ho mai avuto delusioni da un film tratto da un mio romanzo, però ho anche molto chiaro di non essere obiettivo, perché, a differenza di molti scrittori che non sono mai contenti e protestano per come viene trattato un libro a me emoziona sempre. Vedere Bruno Ganz, Nanni Moretti, Sergio Rubini che dicono le cose che ho scritto io, a volte proprio con le stesse parole, mi sembra bellissimo.”

Pietro Ragusa e Domenico Procacci – foto Enrico De Luigi

Domenico Procacci:È un film importante che parte da un libro importante. Abbiamo un bel precedente con Caos Camo, ci sono punti fermi come Nanni Moretti (qui è lo psichiatra Daniele Carradori ndr), le aspettative sono alte, ma credo che ci siano tutti i presupposti per fare bene. Ci tengo a non deludere Sandro perché so che non ero l’unico produttore interessato e, al di là dell’amicizia che ci lega da anni, so che affidarci il Colibrì è stato un atto di fiducia importante.

Diventa dunque centrale il ruolo degli sceneggiatori che si coccupano di adattare il libro allo schermo e trasformare le pagine del romanzo in una sceneggiatura cinematografica.
Nel caso de “Il Colibrì”, questo delicato lavoro è stato affidato a Laura Paolucci e Francesco Piccolo, già sceneggiatori di “Caos Calmo”.

Francesco Piccolo: “Se dovessero trarre un film da un mio libro La cosa che mi farebbe più paura è quella a cui, di solito, invece lo scrittore tiene di più: la scrittura. Gli autori in generale la prima cosa che dicono è: mettiamo la voce narrante, perché vogliono infilare dentro la scrittura. Invece come sceneggiatore devi prendere una cosa costruita in un certo posto e ricostruirla altrove, con un altro clima, condizioni ambientali diverse. Noi, ma prima ancora il regista, dobbiamo cucire un altro vestito impegnando un genere diverso di creatività. Dimenticando la scrittura devi cercare di farla sentire.

Laura Paolucci: Il montaggio è uno degli strumenti del cinema e di montaggio ce n’è molto in questa storia apparentemente destrutturata. La sfida era difficile e siamo stati fortunati perché Francesca ha deciso di assumersi il rischio di cambiare il tempo della storia. Nel romanzo c’è un arco narrativo lunghissimo e noi andiamo avanti e indietro, questo vuol dire invecchiare gli attori, ringiovanirli, cambiarli. Non era scontato che un regista lo facesse. Anche perché trattandosi della vita di un uomo potrebbe venire spontaneo narrarla cronologicamente. È una possibilità , ma il romanzo è talmente moderno e il pubblico del è talmente abituato a questo, che tentare di infilarlo in un tempo più lineare sarebbe stato un errore.

Francesca Archibugi – foto di Enrico De Luigi

La parola passa dunque alla regista Francesca Archibugi

I salti d’epoca sono difficili non per l’aspetto di scenografia o di costume, ma per la psiche dei personaggi. Non c’è gradualità nei percorsi esistenziali, ogni scena deve raccontare come ha fatto un personaggio ad arrivare essere chi è. Il libro di Sandro sintetizza mirabilmente in poche o tante frasi che cosa c’è stato nel mezzo, il film ha lo smalto dell’immagine e basta. Le parole spiegano , le immagini illustrano. Illustrare i cambiamenti esistenziali, la crescita dei personaggi con salti, non solo all’indietro come normali flashback, ma in avanti è una sperimentazione stilistica avvincente e difficile per me.

Francesca Archibugi e Luca Bigazzi (D.o.p) – foto di Enrico De Luigi

Non resta dunque che attendere la fine delle lavorazioni e l’uscita in sala per scoprire il frutto dell’impegno di tutti.