Soy Cuba il Mammuth Siberiano

 

Fandango: Distribuzione

Regia  VICENTE FERRAZFotografia TAREQ DAOUD, VICENTE FERRAZMontaggio MAIR TAVARES, DULL JANIELSuono CESAR FERNANDEZMusiche di JENNY PADRÓNUna ProduzioneTRES MUNDOS PRODUCCIONESBrasile, 2004 Durata: 90’Colore e B/N


Il lungometraggio di Vicente Ferraz onora la memoria di un capolavoro perso nel tempo, schiacciato dalla considerazione che la politica ha dell’arte cinematografica. È il racconto affascinante di un’epopea. Infatti, la produzione cubano-sovietica Soy Cuba (1963), di Mikhail Kalatozov, ha in It´s All True, di Orson Welles, un corrispettivo della sua parabola. Entrambi sono stati realizzati da cineasti geniali venuti da lontano per riprendere realtà tropicali che non erano loro. E su entrambi gli autori hanno impresso le loro percezioni di stranieri che, a causa di cambiamenti politici rivoluzionari che tanto hanno incentivano i progetti quanto li hanno condannati, hanno portato queste opere ad essere dimenticate per decenni.Per Kalatozov  fu decisivo  il cambiamento dei rapporti Cuba-URSS nella post-Rivoluzione, per gettare nell’oblio il suo colossale lungometraggio. Ferraz realizza un film impeccabile secondo la struttura classica del documentario, raccontando in prima persona la passione che lo ha guidato. Ci mostra le immagini di Soy Cuba nelle interviste ai componenti della troupe originale, che lavorò 14 mesi per realizzare un film epico, in grado di portare alla ribalta questioni complesse riguardanti l’identità culturale e l’orgoglio politico, e di mostrare gli effetti che il tempo esercita su un’opera d’arte.Ferraz induce gli intervistati a parlare liberamente e politicamente di Soy Cuba, l’opera dimenticata che ha guardato quell’isola tropicale attraverso lo sguardo sovietico. Solo quando rivela che il film è stato riscoperto come capolavoro, i racconti cambiano tono, svelando il profondo rispetto per Kalatozov e Sergei Urusevsky, il mitico regista e il fotografo che vinsero la Palma d’Oro a Cannes per un altro capolavoro, Quando Volano le Cicogne (1957).Il lungometraggio di Ferraz si conclude con la lucida affermazione dell’importanza del fatto che l’arte cinematografica, anche quando è al servizio della politica, resti al di sopra di essa.