Il partigiano Johnny

 

Fandango: Produzione

Sceneggiatura Guido Chiesa – Antonio Leotti Scenografie Davide Bassan Costumi Marina Roberti Fonici di prese diretta Fabio Felici – Giuseppe Napoli Montaggio del suono Benni Atria Musiche Alexander Balanescu Direttore della fotografia Gherardo Gossi Montaggio Luca Gasparini

Johnny – Stefano Dionisi Pierre – Andrea Prodan Ettore – Fabrizio Gifuni Menega – Giuseppe Cederna Nord – Claudio Amendola Elda – Chiara Muti Pinin – Umberto Orsini Mugnaio – Felice Andreasi Madre di Johonny – Lina Bernardi Padre di Johonny – Tony Bertorelli Chiodi – Flavio Bonacci Cocito – Antonio Pertuccioli Rina – Marilena Biestro Set – Andrea Bruschi Parroco di campagna – Ferruccio Casacci Soldato Fascista – Fabio De Luigi Giovane capo rivolta – Andrea Di Casa Sonia – Barbara Lerici Capo formazione in fuga – Michele Di Mauro Secondo siciliano – Giovanni Esposito Ufficiale partigiano al telefono – Carlo Giraudo Spia – Flavio Insinna Parroco di città – Renzo Lori Pinco – Davide Lorino Ufficiale fascista – Michele Melega Geo – Fulvio Milani Blister – Massimo Mirani Rivella – Gabriele Montanari Alessandro – Maximilian Nisi Kyra – Nicola Panelli Prete officiante – Cesare Perracchio Tito – Marco Pirras Gilera – Fausti Paravidino Primo Siciliano – Franco Procopio Fulmine – Umberto Procopio Anselmo – Franco Ravera Madre bambino – Paolo Rota Michele – Maurizio Santilli Vico – Stefano Scherini Partigiano nel tunnel – Gabriele Tesauri Ivan – Sergio Troiani Tarzan – Lucio Zagaria


Johnny, studente di letteratura inglese, ritorna ad Alba all’indomani dell’8 settembre. In quanto disertore, è costretto a nascondersi in una villetta nelle vicinanze della città. Egli non ha dubbi sulla necessità di combattere il regime nazifascista: semmai il punto è scegliere come e con chi. Per quanto sia affascinato dai suoi professori Chiodi e Cocito, Johnny decide di non seguirli nelle nascenti bande comuniste: la sua formazione anglofila, il suo dissentire da ogni forma di “dogma”, gli impediscono una tale scelta. Parte invece solitario per le colline delle Langhe e si unisce alla prima banda che incontra sul suo cammino: casualmente, anche questi partigiani, per quanto ideologicamente impreparati, sono guidati da un comunista. Ma, soprattutto, sono male armati e vivono in condizioni disastrose. In breve tempo, Johnny impara che la vita del partigiano non è quell’avventura poetica che si era immaginato nei suoi sogni di letterato. Quando la sua formazione è costretta a sbandare sotto l’attacco tedesco, Johnny non prova a riunirsi ai superstiti, né cerca di tornare a casa. Va invece a cercare le formazioni azzurre, composte da militari dell’ex-esercito regio. Il loro capo, Nord, lo affida al presidio di Mango, come secondo del tenente Pierre. Anche tra questi nuovi partigiani, però, Johnny non si sente a suo agio: la decisione di occupare Alba, pur sapendo che è impossibile tenerla vista la debolezza delle forze partigiane, esaspera il suo disagio verso i tatticismi e le strategie “formali” degli azzurri. Dopo la drammatica perdita di Alba, le mal conciate formazioni di Nord subiscono il devastante rastrellamento dei nazifascisti. In fuga per giorni e notti, nei boschi e nelle forre delle Langhe, insieme agli amici Pierre e Ettore, Johnny riesce miracolosamente a salvarsi, trovando infine rifugio nella cascina di Rina, contadina amica dei partigiani. Ma anche questo nuovo assetto è destinato a frantumarsi: Nord ordina ai pochi partigiani rimasti di nascondersi per l’inverno; il febbricitante Pierre si imbosca presso la fidanzata; Ettore è fatto prigioniero con Rina dai fascisti. Johnny, dopo un inutile tentativo di scambiare Ettore con un soldato fascista (catturato in un’azione assurdamente rischiosa), passa il duro inverno del ’44 da solo nella cascina saccheggiata. Ma proprio in questa condizione estrema, fatta di freddo, spie e fame, rifiutando coerentemente ogni invito a nascondersi, Johnny trova finalmente la sua dimensione ideale, la sua ragione d’essere partigiano, il senso di tutta quella assurda, benchè necessaria violenza. Egli diventa un uomo. Alla fine dell’inverno, Johnny è uno dei pochi partigiani sopravvissuti di Nord. Solo che adesso, di nuovo in mezzo ai compagni che sognano la ripresa della vita civile, non si ritrova più. Persino Pierre, che esce guarito e ben nutrito dall’inverno, gli appare distante. Ma quando la rinata formazione di Pierre parte all’inseguimento di una pattuglia fascista, Johnny è il primo a farsi avanti. I partigiani, però, cadono in un’imboscata: Johnny assiste impotente alla morte di altri due reduci dell’inverno, Set e Tarzan. Sordo ai richiami di ritirata, rimasto senza munizioni, Johnny riesce ad afferrare l’arma di Tarzan e si alza per sparare ancora. Un colpo secco di fucile. Sullo schermo compare la scritta: due mesi dopo la guerra era finita.