Soy Cuba

 

Fandango: Distribution

Regia Mikhail Kalatozov     Sceneggiatori  Yevgeny Yevtushenko, Enrique Pineda BarnetDirettore della fotografia Sergei Urusevsky Musiche Carlos Farinas                                      Durata 141minNazione: Unione Sovietica/ Cuba (1964)Colore: Bianco e nero

Alberto Sergio Corrieri Pedro José Gallardo Enrique Raúl Garcia Maria/Betty Luz María Collazo Jim Jean BouisseGloria Celia Rodriguez Attivista americano Roberto García York Isis del Monte Jesús del MonteTeresa Luisa Maria Jiménez    Pablo Mario Gonzáles Broche


Mikhail Kalatozov coltivava l’idea di realizzare un film su Cuba sin dal 1961, dopo l’ incontro con il direttore dell’ Istituto Cubano dell’Arte e dell’Industria Cinematografica (ICAIC).  Girato nel 1964, quando la guerra fredda era al culmine,  Soy Cuba è un vero e proprio esempio di propaganda comunista, che si avvale della sceneggiatura del poeta russo Yevtushenko, oltre che della brillante regia di Kalatozov, per dimostrare l’inevitabilità della rivoluzione castrista. Frutto di una collaborazione cubano-sovietica, realizzata con un’alleanza tra l’ICAIC e la russa MOSFILMS, il film venne definito dal proprio autore come un tentativo di realizzare “un affresco esaustivo, qualcosa, se non è troppo ambizioso, come i Rougon-Macquart di Emile Zola.”Soy Cuba è composto da quattro storie di abusi e di violenze, collocate negli ultimi giorni del regime di Batista. I primi due episodi illustrano i mali che portarono alla rivoluzione, mentre il terzo e il quarto mostrano il diffondersi della chiamata alle armi castrista, che raggiunge trasversalmente i vari strati sociali.Nel primo racconto un’adorabile giovane donna, che si prostituisce per vivere, trova un cliente in un night club frequentato da uomini d’affari americani, per poi affrontare la vergogna di essere scoperta dall’uomo che la corteggia.Nel secondo Pedro, un contadino che lavora nei campi di canna da zucchero, viene bruscamente informato, subito prima di un raccolto che si preannuncia particolarmente fruttuoso, del fatto che la terra che coltiva è stata venduta alla United Fruits, e brucia i campi per la frustrazione.Nel terzo uno studente universitario vede i suoi amici cadere sotto gli spari della polizia mentre cercano di distribuire depliant pro-castro.Nell’ ultimo, infine, la guerra si affaccia sulla soglia di casa dei contadini Mariano e Amelia e dei loro quattro figli, quando le truppe di Batista bombardano le colline. Mariano vuole la pace e, per questo, decide di unirsi ai guerriglieri castristi.Girato in spagnolo, doppiato in russo e sottotitolato, successivamente, in inglese, Soy Cuba fu bandito dai cinema americani durante la guerra fredda, ma fu anche criticato per la rappresentazione che offriva della società cubana e bollato come  contro-rivoluzionario dai cubani stessi, che lo soprannominarono No Soy Cuba.Questo avvenne in parte perché i rapporti tra Fidel Castro e Mosca  erano cambiati, ma, soprattutto, perché l’opera di Kalatozov ha sempre ispirato giudizi contrastanti, forse a causa dell’ intenso sperimentalismo fotografico e tematico che la caratterizza.Il film è stato riscoperto trent’anni dopo, in occasione del Festival di San Francisco,  e ha beneficiato del supporto di Martin Scorsese e Francis Ford Coppola, che hanno unito i loro sforzi per assicurargli una distribuzione americana.Considerando il contenuto politico dell’opera, nonché la sua adesione ad un’etica da agit-prop,  verrebbe da chiedersi come mai i due registi si siano prodigati per farla riemergere dall’oblio.In realtà basta guardare per cinque minuti questo sorprendente film per capirne il motivo, la sua sperimentazione artistica supera di gran lunga il suo contenuto politico. Di  questa opera così all’avanguardia è stato scritto che “c’è più innovazione in una (sua) singola sequenza che negli ultimi cinque anni di cinema contemporaneo messi insieme.”   (Jamie Russel, BBC)Le Monde lo ha recensito come“un capolavoro di formalismo (…) uscito in piena conquista spaziale, sette anni prima del lancio del primo sputnik.”Studio Magazine, invece, si è semplicemente limitato a definirlo:Studio Magazine, invece, si è semplicemente limitato a definirlo:“ Un capolavoro assoluto!”