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STOP TIME

Frank Conroy
 

Sinossi

STOP-TIME

di Frank Conroy

 

Con una scrittura affilata e densa, Frank Conroy

– considerato il padre della memorialistica americana –

riconnette passato e presente in un tempo del ricordo che si accende catturando fulmineamente l’essenza delle cose.

 

Quando Frank Conroy scrisse Stop-Time, pubblicato in America nel 1967, i suoi conflitti interiori avevano semplicemente smarrito la via ma non si erano spostati di un passo. Il senso di perdita dell’innocenza e di sensibilità tradita restavano lì, e scavavano. Quando il New York Times definì il lavoro un’opera trionfale sulla celebrazione della giovinezza, lui stesso ne rimase perplesso. Avrebbe voluto che fosse un atto vendicativo, l’accusa di un mondo che si era portato via il suo tempo, e invece irradiava candore, talmente tanto che a tratti si accendeva delle tonalità della gioia. Da cronaca spietata di ragazzino ribelle alle prese con la propria vulnerabilità di piccolo che cresce in una famiglia disfunzionale degli anni Trenta, Stop-Time diventa inno sfrenato alla libertà, elegia dell’amore fraterno, racconto di un’amicizia speciale che si consuma tra i boschi. Con una scrittura affilata e densa, Frank Conroy riconnette passato e presente nello spazio del ricordo, e per un attimo il desiderio sfrenato per le strade di Kerouac sembrerà imbattersi nelle morbosità miracolose dei giovani di Salinger, in un ritmo che suona secco come una ripresa tosta di pugilato.

 

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Quel primo anno in Florida fu il mio ultimo decente finché non divenni un uomo. I boschi, Tobey, le biciclette, le corse, stare nudi, la libertà: quelle erano le cose importanti. Fu la fine dell’infanzia. Di sera percorrevamo in bicicletta una lunga strada piatta e deserta attraverso il bosco per andare al drive-in poco fuori città. I bambini entravano gratis. Ci sedevamo su una lunga panca proprio sotto lo schermo, oppure ci stendevamo sulla sabbia a guardare con il naso in su quelle figure immense che si muovevamo contro il cielo. Tornando a casa, per un po’ portavamo il film con noi. Recitavamo le scene migliori, urlando le battute. Nervosi, appassionati, ci drizzavamo in piedi sulle bici per andare più veloce, pedalando verso il fitto del bosco. A metà strada il film non c’era più. Sfrecciavamo disinvolti nell’aria balsamica, planando, ascoltando il fruscio leggero delle ruote sull’asfalto. Cantavamo Hoagy Carmichael oppure sterzavamo con eleganza, disegnando lunghi archi avanti e indietro. La strada era sempre deserta. Non c’erano case, né luci. Solo le stelle.

 

 

 

 

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Note

 

Frank Conroy è nato a New York nel 1936. Scrittore, saggista, critico letterario, è stato direttore della più celebre scuola di scrittura statunitense, la University of Iowa Writers’ Workshop, vera fucina di talenti: Kurt Vonnegut, T.C. Boyle, Raymond Carver, John Irving e Flannery O’ Connor. Stop-Time è il suo debutto, ora per la prima volta pubblicato in Italia. Nel 2005 muore nella sua casa di Iowa City, all’età di 69 anni.