La guerra del dottor Mukwege

MUGANGA

COLETTE BRAECKMAN
Nei corpi di quelle donne mutilate, quei macellai hanno lasciato la loro firma

Sinossi

COLETTE BRAECKMAN

MUGANGA

La guerra del dottor Mukwege


 

Il dott. Denis Mukwege è un gigante sorridente con lo sguardo pacifico e la voce rassicurante. Così viene descritto da chi lo ha incontrato e intervistato e dalle migliaia di donne vittime di violenza sessuale che ha curato nel suo ospedale, il Panzi Hospital nel Kivu Sud, la provincia più insanguinata della Repubblica Democratica del Congo. Da oltre quindici anni il ginecologo cuce e ripara, ascolta le storie delle sue pazienti, quando può prega, si indigna ma non si rassegna. A mani nude si batte contro le atrocità di una guerra in cui lo stupro è utilizzato come un’arma da tutti gli schieramenti e il corpo della donna si è trasformato in un nuovo, insanguinato, campo di battaglia. Colette Braeckman, grande specialista del Congo, raccoglie la testimonianza fuori dal comune del dottor Mukwege, che in questi anni ha vissuto gli orrori della guerra in prima linea, sfiorando la morte più di una volta. Attraverso il racconto dell’uomo che ripara le donne, e che incessantemente è costretto a ricominciare tutto da capo, le sequenze del disastro acquistano nuova luce e soprattutto nuove ombre. Un piccolo “corso di storia” tra i moventi sotterranei dei signori della guerra senza fede né legge, le ambiguità del mondo della cooperazione, le colpevoli mancanze della comunità internazionale e la sorte riservata ai più deboli, popolazione inerme vittima dei saccheggi, bambini assoldati da mercenari senza scrupoli, e le donne, che pagano il prezzo più alto sulla propria pelle. Il risultato è un’opera originale e estremamente potente che non può lasciare indifferenti, il resoconto spie tato di una delle grandi tragedie ignorate dei nostri tempi, e il ritratto di un eroe moderno che ha consacrato la sua vita a un ideale, prendersi cura dei più bisognosi, diventare medico, essere un muganga.

“Vogliono ucciderlo perché stia zitto.”

Denis Mukwege, figlio di un pastore protestante, si laurea in Medicina nel 1983 presso l’Università del Burundi. Nel 1984 riceve una borsa di studio per la specializzazione in ginecologia all’Università d’Angers in Francia. Torna nel suo paese e fonda l’ospedale Panzi a Bukavu nel Kivu Sud, e si specializza nella ricostruzione degli organi genitali delle donne vittime di violenza sessuale. Fa conoscere al mondo la barbarie dello stupro collettivo come arma di guerra. Sul piano medico è riconosciuto come uno degli esperti mondiali di trattamento delle fistole. Ha ricevuto negli anni diversi riconoscimenti per il suo lavoro, il premio dei Diritti Umani dell’Onu, il premio Olof Palme, la Legione D’Onore Francese, il Clinton Global Citizen, il premio Fondazione Chirac e il premio Right Livelihood. Nel 2012 è stato vittima di un agguato mentre tornava a casa, in pieno centro di Bukavu. La sua guardia del corpo fu uccisa da un colpo di pistola poco dopo essere riuscito ad avvertirlo del pericolo. Grazie al tempestivo aiuto della gente del quartiere Denis Mukwege è riuscito a salvarsi e a sfuggire agli uomini che volevano rapirlo.

Colette Braeckman è una giornalista belga. Membro della redazione del giornale francofono Le Soir, si specializzata in oltre trent’anni di attività sull’attualità africana, in particolare dell’Africa Centrale. Collabora abitualmente anche con Le Monde diplomatique. Ha scritto diversi libri sull’Africa, molti dei quali sul conflitto e genocidio ruandese.

 “Fin da giovanissimo amavo accompagnare mio padre nei suoi giri. Avevo otto anni quando fu chiamato al capezzale di un bambino malato. Le sue condizioni erano molto gravi e allora vidi mio padre inchinarsi, pregare lungamente, poi salutare la famiglia e andarsene. Stupefatto, indignato, gli dissi: ‘Non gli fate un’iniezione, nessuna medicina? A casa, quando sono malato, mi somministrate delle pillole. A cosa servono le vostre preghiere?’. Mio padre mi guardò intensamente e mi spiegò: ‘Sono un pastore, non mi resta che pregare: è tutto ciò che posso fare per questo ragazzo’. La mia decisione era presa, spiegai a mio padre che lui poteva continuare a pregare, ma io sarei diventato medico, facendo iniezioni ai malati… In seguito, ho continuato ad accompagnare mio padre nelle sue visite. Anch’io provavo compassione davanti alle persone che soffrivano ma sapevo che volevo fare altro... Ho costruito tutta la mia vita su questa idea, diventare muganga…”.

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