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Fandango Libri presenta
Il farmaco
Gilda Policastro
Un romanzo che porta alla ribalta la voce di una scrittrice che farà discutere, una storia conturbante tra le atmosfere di Lars Von Trier e i grandi romanzi francesi.
Sinossi
Enza ha un fascino indefinibile, occhi “che hanno solo lei e i gatti”, un’andatura dai passi lievi. Infermiera dalla vita privata apparentemente comune, trascorre le sue giornate in un ospedale di provincia. Il primario non può fare a meno di notarla, decidendo unilateralmente che sarà sua ma intanto coltivando desideri perversi su tutte le donne che incontra. I suoi assistenti lo chiamano Bardamu, il nickname che egli stesso adopera nelle chat per agganciare le destinatarie dei suoi assalti erotici e farne oggetti simbolici delle depravazioni più torbide. Ma Enza, Enza diventa per lui una vera ossessione: vorrebbe sottometterla, umiliarla, con un desiderio accanito di supremazia. Neanche la donna, però, è del tutto esente da lati oscuri: c’è come un guasto, dietro ai suoi gesti e i suoi pensieri, che nessun farmaco può curare. La relazione con suo marito Mario è violenta, routinaria, eppure indispensabile ai rispettivi equilibri mentali. Sul lavoro, Enza passa dall’essere un angelo tra le corsie a un carnefice privo di pietà per le sofferenze degli altri, anche se alcuni pazienti, come il vecchio cieco ricoverato da mesi, subiscono non del tutto inermi i suoi continui mutamenti d’umore: quando una conturbante carezza erotica lascia il posto a improvvise vessazioni, la reazione della vittima diventa a sua volta un’aggressione violenta. In un’atmosfera morbosa, visionaria e ossessiva si sviluppa uno dei più disturbanti romanzi di questi anni. Gilda Policastro attraverso una ricercata alternanza di scrittura prosaica e lirica accompagna il lettore in un viaggio spudorato e insieme pietoso nella malattia, condizione che si sovrappone alla salute fino ad identificarsi pienamente con essa. Enza, Bardamu, il cieco, Mario e tutti gli altri personaggi, medici e malati, sadici e masochisti, sono abitati da analoghe zone d’ombra e accomunati da ferite nascoste che forse solo il farmaco più potente di tutti, l’amore, potrebbe curare. Se esistesse.Note
Gilda Policastro è assegnista di ricerca presso l’Università di Perugia. È redattrice della rivista «Allegoria» e collabora con «Alias», «Liberazione», «L’Indice dei Libri del mese», «l’immaginazione». Ha pubblicato i volumi In luoghi ulteriori. Catabasi e parodia da Leopardi al Novecento (Giardini, Roma-Pisa 2005) e Sanguineti (Palumbo, Palermo 2009), oltre ad articoli su Dante, Leopardi, Pirandello, Manganelli, Pasolini, Leonetti, Balestrini. Ha esordito come poetessa a Romapoesia e RicercaBo 2007. È stata finalista del Premio Delfini 2009, la sua silloge Stagioni e altre è edita nel Decimo Quaderno di Poesia di Marcos y Marcos (2010). Di prossima pubblicazione per le edizioni d’if il poemetto La famiglia felice, vincitore dell’edizione 2009 del Premio Mazzacurati-Russo.In Evidenza
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