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Libri > 2006  > Le scimmie sono inavvertitamente uscite dalla gabbia
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Le scimmie sono inavvertitamente uscite dalla gabbia

Fandango Libri

presenta


Dario Voltolini

Le scimmie sono inavvertitamente uscite dalla gabbia


“È un salmo, che non si spegne. È come la voce di un galeotto che canta un lungo salmo, o un lamento, forse una preghiera. Un galeotto che spia il mondo da dietro le sbarre, e canta l’interminabile salmo che gli dettano i suoi occhi. È un gesto, come il paziente dondolare di gente che prega.
Probabilmente è il più voltoliniano dei libri di Voltolini. E in questo senso sembra essere il più vicino al cuore del suo formidabile talento.”
                                                              ALESSANDRO BARICCO



IL LIBRO:

Apparso a puntate tra il 2004 il 2005 su

Nazione Indiana suscitando la curiosità e l’interesse dei navigatori della rete Le scimmie sono inavvertitamente uscite dalla gabbia è il testo dove meglio si manifesta la dimensione di “opera in corso”, segno distintivo dell’itinerario letterario di Dario Voltolini.

 

Nella sua incantata fluidità questo diario in versi, o meglio “spartito da far interpretare a un certo numero di voci sintetiche” – così come lo ha concepito l’autore stesso, sfugge a qualunque classificazione di genere e si presenta come un libero susseguirsi di immagini poetiche, di intensi squarci dello sguardo sulla bellezza, sulla normalità o l’assurdità del reale e del genere umano. È suono puro. 


Se le scimmie uscissero dalla gabbia forse vedrebbero ciò che noi immaginiamo, forse leggerebbero nei pensieri che Voltolini – autore tra i più innovativi dell’ultima generazione – con uno stile chirurgico e trasecolato ci descrive.


Insieme ad altri scrittori è stato fondatore e animatore del blog collettivo Nazione Indiana,  una delle  realtà  più  interessanti  della rete per la  discussione culturale, letteraria e non solo.  Ne è uscito da qualche mese  per  partecipare  alla  creazione di   un   nuovo  progetto, che è  confluito  nel  sito 

Il Primo Amore.


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Il libro è un viaggio nella luce che illumina paesaggi, stanze, geometrie della mente e della memoria dove si perde il confine tra il realmente vissuto e l’immaginato. È un percorso ebbro nella vita con stanze abbaglianti o buie a seconda delle stagioni dell’anima, dove nel ricordo e nel presente abbiamo continuamente la sensazione di toccare gli oggetti evocati. E nella mente, al termine della lettura, rimangono le istantanee su cui è impressa l’essenza delle cose, e una domanda: “Che diavolo pensano le scimmie?”.


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L’AUTORE: Dario Voltolini è nato il 19 aprile 1959 a Torino, dove vive. Si è laureato in Filosofia del linguaggio. Ha lavorato nel laboratorio Speech & Language Lab. Dell’Olivetti. Ha fatto parte del comitato di redazione de L’Indice dei libri del mese e collabora all’inserto Tuttolibri de La Stampa. Insegna presso la scuola di tecniche della narrazione Holden. Ha diretto la collana di testi sulla narrazione “Holden Maps” (BUR Rizzoli). Con Antonio Moresco ha curato il volume collettivo Scrivere sul fronte occidentale (Feltrinelli, 2002). Tra i suoi libri ricordiamo: Rincorse (Einaudi, 1994), Forme d’onda (Feltrinelli, 1996), 10 (Feltrinelli, 2000), Primaverile (Feltrinelli, 2001), Sotto i cieli d’Italia (Sironi, 2004, insieme con lo scrittore Giulio Mozzi).

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Responses  to “Le scimmie...”;

posted in Nazione Indiana on November 6th, 2004
Mariagiovanna Says:
November 7th, 2004 at 19:41


Era un po’ che non riuscivo a “navigare”, e stasera sono riuscita a farlo, con questo testo lungo da far tenere il fiato. Alcune cose mi piacciono, altre no: alla fine ho avuto l’impressione...vediamo se riesco a dirlo. Come se in fondo tutto il mondo fosse organizzato in quadri, un enorme deposito di immagini, di parole, di fogli impilati alla rinfusa, di odori, di nebbie, di sere e di ferrovie, come questo lunghissimo blogdiscorso. Alla fine, ognuno di noi prende quello che gli serve per farsi i ricordi di una vita...e poi li ritrova, non tutti, ma qualcuno, che poi rimanda a qualcos’altro.. li ritrova nei deliri ( apparentemente) senza senso, di uno scrittore. Comunque grazie Dario, ma non affidarli ad una voce sintetica: sarebbe bello un grandissimo coro di persone, e ciascuno che recita SOLO la parte di immagini e parole che sente propria.. o no?


dario Says:
November 7th, 2004 at 22:47


Cara Mariagiovanna, questo sproloquio che ho scritto, più simile a un diario che a un racconto e sicuramente diverso da quello che penso possa essere la poesia, io lo considero uno “spartito” da fare interpretare a un certo numero di voci sintetiche. Io ho lavorato anni fa in un laboratorio di tecnologie vocali ed è da allora che l’idea mi frulla in mente. Tuttavia, le voci sintetiche oggi a disposizione (quelle per intenderci ascoltabili sul sito di Loquendo), sono tecnologicamente di tutt’altra impostazione rispetto a quelle che erano le più aggiornate quando lavoravo io. Oggi sono voci “prelevate” da parlanti umani, quindi alla radice c’è una gola, un polmone, una corda vocale e dei setti nasali umani. Questo è quello che mi piacerebbe fare, lavorare tecnologicamente, se vuoi “freddamente”, con uno strumento che però alla sua origine ha un corpo. Ci devo pensare un po’ su, e nel frattempo distribuisco il mio delirio per testarlo. Ti ringrazio molto. Ciao. Dario.

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